XXVIII domenica T.O. 12.10.’14

LA VESTE BIANCA DELLE NOZZE: IL RISCATTO DELL'INDIFERRENZA

mantello biancoUna casa, una festa: tra progetto e realtà

Tutti, e ciascuno, ci siamo trovati a pensare al nostro futuro, soprattutto il pensiero più grande e impegnativo: la casa, la famiglia, la vita condivisa. Eppure «il monte con allestito un banchetto di grassi vivande e vini eccellenti» non è sempre il modello che Isaia ci presenta secondo il modello divino. L’esperienza del quotidiano è di fronte ai nostri occhi: quante volte sperimentiamo la delusione o l’amarezza. La casa che volevamo non è più così: dentro la casa e tra le case nei dintorni assaggiamo il pane della fatica di quella quotidianità impegnata a risanare rapporti tra coniugi o quelli tra genitori e figli; a volte assaporiamo il vino diventato aceto, versato nei calici della gelosia e dell’invidia, dell’accusa e del giudizio. Il contorno, per alcuni versi, è quello del rifiuto degli sguardi, è il silenzio mortifero delle parole, è l’indifferenza come risposta ad una richiesta di aiuto. Ma dov’è quel progetto di Dio consegnato agli uomini? Consegnato a me? Siamo sinceri: siamo noi i costruttori di quelle case che a volte non guardano più alla gratuità; non colgono il bisogno dell’altro; e se appena c’è una gioia da condividere, ecco subito il giudizio, la critica, la condanna perché non eravamo noi i protagonisti. Imbianchiamo le mura di casa con la tinta della presunzione, diciamo una disponibilità e poi all’improvviso abbiamo sempre altro da fare, imprevisti, urgenze. Non siamo fedeli nemmeno alle nostre parole, ma siamo pronti a lanciare dardi di fuoco per criticare, distruggere. Ma chi si siederebbe a una tale mensa? Chi mangerebbe a questa tavola dove le posare sono invidia e gelosia? E le sedie su cui sedere sono orgoglio e presunzione. Dio è come un re che invita alle sue nozze, «ma gli invitati non volevano venire: chi al proprio campo, chi ai propri affari». Il rifiuto c’è. Ed è evidente. Di tutti.

L’abito nuziale: il mantello bianco del nostro riscatto

Non credo sia un problema di gelosia se il re decide di invitare altri, «cattivi e buoni, chiamati sui crocicchi delle strade», perché la festa è pronta e la festa va condivisa. Ma ecco la novità: tutti sono invitati e solo alla fine comprendiamo che per stare dentro la festa serviva l’abito nuziale, la veste bianca, il mantello bianco. Perché tra tutti uno solo non lo aveva, «un amico» che non riesce a trovare una giustificazione e per questo «cacciato fuori, tra pianto e stridore di denti». Perché è così importante la veste bianca? Perché è il mantello del nostro riscatto: nessuno può stare a mensa con Dio se non perché Dio stesso glielo conceda. E Dio concede questo con la sua grazia: è l’invito divino libero e gratuito che permette a ciascuno di entrare, di riscattarsi da quella sua casa (vita) costruita anche senza di Lui. Questa grazia divina mi permette di stare ogni giorno di fronte a Lui e, con una dignità nuova, di fronte agli altri. E’ il riscatto della nostra indifferenza.

La festa è al tavolo della gratuità

Chiediamoci se oggi ci possiamo dire carichi di questa speranza: Dio mi invita, ma io cosa ne faccio della sua Parola? Il Cristo si offre sull’altare, ma io come mi dono nella mia casa? Nella mia vita? Siamo figli perché amati e invitati, che siamo buoni o cattivi non importa, a Dio importa il nostro riscatto. Davanti a Lui. Davanti ai fratelli invitati.