XVI domenica Tempo Ordinario – 20.07.’14

GRANO E ZIZZANIA: SCANDALO DELLA PAZIENZA DI DIO

notte e giornoMitezza e tempo: anche Dio è paziente con me

La pazienza è una virtù che oggi trova poco spazio dentro le righe della vita che abbiamo reso frenetica, schizofrenica: l’attimo è passato ancora prima di arrivare, il futuro lo abbiamo anticipato nella sua realizzazione e non nella sua attesa; ma anche il passato lo abbiamo relegato in ciò che non c’è più e il presente lo consumiamo fino alla sua esasperazione. La pazienza è quindi una virtù che interpella il tempo, il nostro tempo, il tempo che viviamo, quello di ogni giorno: patior, radice verbale latina che nella sua forma deponente dice l’attivo e il passivo insieme; viviamo la pazienza, ci diamo del tempo, ma ne subiamo nello stesso tempo la sua sopportazione, la fatica e l’angoscia. Nemica della pazienza è l’ansia – non la fretta – e così lascia che grano e zizzania crescano insieme: questo è lo stile di Dio che Gesù rivela. Dio, nella sua pazienza infinita dà una possibilità a tutti e a ciascuno: in fondo il campo in cui il seminatore semina è sempre la Chiesa, la Comunità dei credenti. Dio è paziente perché è paziente con me, non con gli altri, e se anche fosse che io sia disposto a togliere la zizzania nel campo di Dio, Dio chiede a me di vivere il tempo della pazienza, poiché Egli è padrone della forza, ma giudica con mitezza, afferma la Sapienza antica. Mitezza e tempo divengono alimento della pazienza che solo possiamo chiedere allo Spirito che viene in aiuto alla nostra debolezza.

La distanza e lo scandalo: notte e giorno; bene e male insieme

Ecco significativa la differenza tra giorno e notte, tra seminatore e nemico, tra servo e padrone: la parabola rivela anzitutto una distanza che resta incolmabile; lo stile dell’uomo resta stile di una creatura e, anche se vuole collaborare all’azione di Dio con quella domanda vuoi che andiamo a raccoglierla?, Dio stesso ci frena perché il pericolo è troppo alto tale da sradicare anche il grano. Non è ammissibile per l’uomo che nel campo vi sia la zizzania, che il nemico abbia vinto durante la notte, eppure Dio permette che crescano insieme: la zizzania non diventerà mai grano, ma il grano si indebolisce e perisce a causa della zizzania, eppure Dio lascia che le cose vadano fino alla fine. Ma chi guarda il campo resta scandalizzato e lo scandalo fa nascere la critica, l’accusa, il giudizio e questo indebolisce chi è grano e chi si impegna a vivere come tale. Lo scandalo, che viene dai servi – cioè da coloro che vivono nella casa del padrone – indebolisce la perseveranza di chi resta radicato nel campo. E la zizzania sopravvive perché si mette mano alla falce e si taglia il grano buono: lo sguardo e la lingua di molti credenti, uomini e donne religiose, hanno ferito e ammalato il campo della Chiesa gettando diserbante sui semi buoni, sugli steli nascenti, sui frutti attesi. Perché il nemico conosce il campo del Padrone, il nemico è nella casa del Padrone.

 Vivere non è un quieto vivere

Che fare, dunque? Ciò che non va, va detto: tacere è vigliaccheria; indifferenza; ma ciò che va, va alimentato, sorretto, accompagnato con la propria presenza. Vivere nel campo significa essere grano e, se ci si accorge di essere zizzania, auguriamoci di passare al vaglio del fuoco dell’amore di Dio, oggi, senza attendere la fine dei tempi.